Giuseppe Pontiggia e le conversazioni sulla scrittura alla radio

“Buonasera. Sono Giuseppe Pontiggia e mi accingo a iniziare con voi un’avventura che durerà cinque settimane; il tema delle nostre conversazioni sarà lo scrivere, i problemi dello scrivere, le modalità e i percorsi dello scrivere.”

Con queste parole Giuseppe Pontiggia dava il benvenuto al pubblico di Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere, trasmissione radiofonica andata in onda tra il maggio e il luglio del 1994 su RAI-Radio Due.

Venticinque incontri raccolti e pubblicati da Belleville Editore in un bellissimo volume, dove Giuseppe Pontiggia, su invito di Aldo Grasso, conduceva gli ascoltatori (e adesso anche i lettori) in un viaggio unico nel mondo della scrittura.

Ripercorrendo in maniera fedele quella che è la traccia delle registrazioni, Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere è un testo che non sacrifica nulla della temperie degli incontri alla radio, grazie a una riscrittura e un adattamento capaci di restituire appieno il ritmo e la vivacità del parlato.

Un testo prezioso, perché prezioso e raro è l’approccio di Pontiggia alla scrittura, dove il rapporto tra autore e testo, benché assolutamente centrale, si inscrive all’interno di un processo creativo molto più ampio e articolato, dove rientrano a pieno titolo aspetti personali, culturali, emozionali, tanto di chi scrive quanto di chi legge.

Non un manuale di scrittura creativa, tantomeno uno dei numerosi prontuari, più o meno utili, che affollano gli scaffali delle librerie e che in poche regole promettono di rivelare il segreto per scrivere una storia.

Quella di Pontiggia è, sopra ogni cosa, una riflessione attenta e profonda sul lavoro di scrittura e su cosa voglia dire lavorare con le parole:

“La grande scrittura è l’arte dei poeti ciechi che hanno rinunciato alla luce del mondo e delle cose per la limpidezza di uno sterminato paesaggio interiore ed è la ricerca di una verità pagata spesso a caro prezzo. In questo senso l’invenzione narrativa conserva tutto il suo peso etimologico: è la scoperta di ciò che non si sapeva esistesse, la rivelazione che la verità del testo sia più ampia di quella che possiede il narratore. Il grande scrittore si trova tra le mani una creazione che è fonte di meraviglia e di conoscenza, sperimenta il paradosso del linguaggio per cui non dice mai esattamente o soltanto ciò che aveva in mente, ma qualcosa d’altro, qualcosa di più e di essenziale. «Eterno è il mondo delle cose che non si possono esprimere, a meno che non si esprimano bene», scriveva Thomas Mann, e per esprimere bene le cose è necessario un durissimo tirocinio; dire l’inesprimibile è una questione di precisione, di tecnica e di responsabilità.”

L’arte dello scrivere di cui parla Pontiggia è l’arte di lavorare una materia incandescente e in continuo divenire.

Un’arte molto simile, per rigore e disciplina, a quella dell’artigiano, dove lo scrittore, maneggiando la sostanza dettata dall’ispirazione, la convoglia verso la forma testo, attraverso un sapere forgiato dalla tecnica e dal lavoro certosino.

Un approccio sotto certi aspetti maieutico, dove la scrittura è ora ricerca, ora esercizio critico, ora sperimentazione, ora riflessione, ora combattimento serrato con le parole.

Un tutt’uno capace di prendere per mano il lettore e condurlo alla scoperta dei meccanismi e degli ingranaggi che sono alla base del dispositivo capace di liberare la magia della narrazione.

Scrivere non soltanto come possibilità di andare in una direzione precisa ma anche come possibilità di scartarne tutte le altre, dove a fare da bussola Giuseppe Pontiggia individua un principio fondamentale: l’economicità dello stile.

Ogni singola parola veicola “qualcosa di preciso, unico e inconfondibile rispetto all’altro” e il compito del grande scrittore è conoscere a fondo differenze, sottigliezze, sfumature, così da selezionare e comporre, al fine di far coincidere sulla pagina l’essenza e la consistenza del mondo creato con quella organica e inequivocabile del testo.

Nulla è più utile dello studio della tecnica per affrontare i problemi, per non farsene di inutili e, soprattutto, per stabilire in quale direzione andare.

Non solo.

Saper scrivere vuol dire soprattutto saper leggere, dedicare cura e attenzione certosina al linguaggio, interrogare il testo, sondare il “non detto” tra le righe, esaminare a fondo la lingua, avere sempre e comunque consapevolezza della direzione intrapresa.

Ma qual è il meccanismo alla base della buona scrittura?

Scrivere è il talento di chi è in grado di “condensare un’enorme energia espressiva e speculativa in tre parole”.

È l’abilità di scorgere in pochi elementi essenziali la “reazione che c’illumina sull’uomo”, o che illumina alcuni tratti dell’uomo, consentendoci di osservarli da vicino.

La scrittura di qualità, rammenta Pontiggia, è quella che insiste su un dettaglio per fare luce su tutto il resto, servendosi delle sfumature delle parole per dilatare il senso e aprire squarci nel velo delle cose, al fine di mostrare ciò che è profondo, autentico e vero.

“Noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci colpisca duramente, come la morte di uno che amavamo più di noi stessi. Come se venissimo scacciati nei boschi, via da tutti gli uomini. Come la notizia di un suicidio, un libro dev’essere l’ascia per il mare di ghiaccio dentro di noi.”

Un incantesimo che non si finisce mai di osservare e studiare, esaminando i brani della grande letteratura e scomponendoli frase per frase, spostandone i pezzi, invertendone l’ordine e il peso, valutando i risultati.

Il presupposto da cui parte Giuseppe Pontiggia si basa sul rapporto intimo con la parola, su gusti, antipatie e percezioni, e procede poi per esperimenti, con l’obiettivo di comparare, confutare o rafforzare le proprie convinzioni alla luce dei casi più illustri e riusciti.

Decodificare l’effetto della letteratura quando funziona e cercare di carpirne e rivelarne la formula che ne è alla base: questo è il segreto delle Conversazioni.

Basta ciò, tanto per scrittori affermati e non, quanto per lettori appassionati, per avventurarsi tra le pagine di quello che è stato uno dei più grandi maestri di scrittura creativa che l’Italia abbia mai avuto.

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