Dall’ispirazione artistica alla stesura di un testo: come nasce un’opera

Ruolo e funzione dell’ispirazione artistica

L’ispirazione artistica può essere definita come l’idea originaria da cui nasce un’opera d’arte, idea originaria che permea interamente l’opera.

Per scrivere un testo, che sia una short story, un romanzo, una sceneggiatura, un monologo, un copione teatrale o qualsiasi altro tipo di testo a carattere artistico, non basta avere la cosiddetta ispirazione.

Nulla è più fuorviante dell’idea, antica e stereotipata, ma ancora molto diffusa, secondo cui l’opera nascerebbe “di colpo” sotto la spinta creatrice dell’ispirazione artistica.

L’ispirazione è senz’altro importante, perché è molto spesso la scintilla che accende la creatività.

Ma può risultare perfettamente inutile se non si ha l’abilità di seguirla, catturarla e trasferirla sulla pagina.

E, al momento opportuno, svilupparla in maniera coerente in riferimento al contesto narrativo.

Eccezion fatta per situazioni più uniche che rare, dove l’opera d’arte sembra veramente farsi “d’improvviso e da sé”, il processo creativo, partendo dall’eventuale “illuminazione” iniziale e giungendo fino alla redazione definitiva di un testo, passa attraverso fasi molto lunghe e articolate di elaborazione, riscrittura e revisione.

Proprio così.

Quando si pensa all’ispirazione artistica, è molto facile imbattersi nello stereotipo veicolato dall’industria culturale, dove un artista ispirato è descritto nei termini di una figura in preda a qualche forza eterodiretta o a qualche visione.

In realtà, il lavoro creativo segue dinamiche molto diverse, per cui è fondamentale saper elaborare e “lavorare” tutto quanto l’ispirazione artistica porta a concepire.

A tal proposito ho scelto di riportare un breve testo di Scerbanenco, uno tra gli autori più originali.

Uno scrittore capace di dare vita a pagine ricche di suspense e di intreccio.

Suspense e intreccio che sono un po’ “le macchine per fabbricare storie”.

Quella che segue è una pagina di Rossetto sommerso dello scrittore ucraino, tratta dalla raccolta di racconti gialli Centodelitti, del 1970.

“La gente del luogo lo sapeva che nel lago, a una ventina di metri di profondità, c’era ancora l’auto, una sciagura di molti anni prima, e il giovane sub appena glielo dissero volle andare a vedere, non era facile, anche per il buio ma era un esperto e incastrata tra due rocce, per questo non avevano potuto riportarla in superficie, c’era la vecchia auto, lucida, come fosse da poco sommersa, quasi da poche ore, per le correnti che continuamente la sciacquavano e ripulivano, qualche erba che fluttava nell’interno, una portiera spalancata, come se qualcuno stesse per salirvi e il giovane sub mise dentro il capo, curioso, per il senso di avventura e di tragico di quell’auto sommersa, quando vide rilucere qualche cosa sul pavimento della vettura, vicino al posto di guida, lo prese, non distingueva bene cos’era e risalì in superficie, così vide che era un astuccio di rossetto, c’era ancora un po’ d’impasto, dentro, quando riuscì a svitarlo, di un rosso cocomero, la ragazza qualche attimo prima dell’incidente doveva averlo levato dalla borsetta per usarlo, l’uomo che le era a fianco e che guidava, l’aveva baciata molto, prima, quando si erano fermati, adesso lei doveva ricomporsi, il sub la vide con l’astuccio del rossetto in mano, pronta per dipingersi le labbra nonostante le lievi scosse dell’auto. Forse aveva detto al suo compagno: «Va’ piano, se no non riesco a mettermi il rossetto», forse non aveva neppure finito la frase e l’auto, uscita di strada, piombava nel lago, forse stava per svitarlo quando si era trovata nel fondo del lago, ancora viva, il rossetto in mano, e ormai non importava più, né dipingersi, né nessun’altra cosa.
Il sub, seduto sul grosso sasso dal quale dominava il lago, riavvitò l’astuccio, e con un gesto subitaneo lo ributtò nel lago. Era un ragazzo sensibile e immaginoso, ogni volta che avesse visto una donna dipingersi le labbra avrebbe immaginato quella sommersa ancora nel gesto di darsi il rossetto.”

Il breve testo di Scerbanenco veicola appieno tutta la maestria dell’autore ucraino nell’elaborare e sviluppare l’ispirazione artistica, in quanto:

1) da uno spunto emerge una situazione stimolante;

2) il nucleo della vicenda è ipotetico: non si sa cosa sia davvero accaduto;

3) il narratore trasmette la forza dell’ispirazione al protagonista, che gli fa da “alter ego”, accrescendo il coinvolgimento;

4) la scoperta casuale evoca uno struggente scorcio di vita;

Dall’ispirazione artistica al testo

Come si arriva dall’ispirazione artistica alla stesura di un testo?

L’autore può permettersi di dare per scontato il percorso da seguire, ma non chi vuole seguirne le orme.

In particolare, per Scerbanenco, l’ispirazione risiedeva interamente nella “volontà”:

“A me piace scrivere. Ho scritto nelle condizioni meno confortevoli. Non mi occorre né solitudine, né silenzio, né scrivanie speciali. L’unica cosa di cui ho bisogno è la macchina da scrivere, una qualsiasi, anche la più scassata, perché voglio vedere subito chiaro e ben allineato quello che scrivo.”

Questi fattori meccanici poi vengono innestati nel rapporto tra se stessi e uno spunto casuale di narrazione.

Ne Il rossetto sommerso è evidente che tutto nasce da una diceria:

“La gente del luogo lo sapeva che nel lago, a una ventina di metri di profondità, c’era ancora l’auto, una sciagura di molti anni prima.”

Non si sa nulla degli occupanti dell’auto in fondo al lago.

Mancano i dettagli, ed è proprio su questo aspetto che fa leva lo scrittore ucraino.

In questo modo si giustifica la curiosità del subacqueo.

Costui rappresenta l’autore sulla scena della tragedia.

Scerbanenco lo introduce a bruciapelo:

“il giovane sub, appena glielo dissero volle andare a vedere.”

E, dopo appena una virgola, lo fa immergere:

“…non era facile, anche per il buio ma era un esperto e incastrata tra due rocce, per questo non avevano potuto riportarla in superficie, c’era la vecchia auto, lucida, come fosse da poco sommersa, quasi da poche ore, per le correnti che continuamente la sciacquavano e ripulivano, qualche erba che fluttava nell’interno…”

Detto, fatto!

L’ispirazione artistica è già divenuta materia di racconto.

La suspense narrativa

Scerbanenco, in questo testo, segue il filo dei pensieri del giovane sub, che si rivela sempre più indispensabile come perno dell’ispirazione narrativa.

Il lettore intuisce, o fantastica, attraverso di lui:

“una portiera spalancata, come se qualcuno stesse per salirvi e il giovane sub mise dentro il capo, curioso, per il senso di avventura e di tragico di quell’auto sommersa, quando vide rilucere qualche cosa sul pavimento della vettura, vicino al posto di guida, lo prese, non distingueva bene cos’era e risalì in superficie, così vide che era un astuccio di rossetto, c’era ancora un po’ d’impasto, dentro, quando riuscì a svitarlo, di un rosso cocomero…”

In questo “oggetto trovato”, frutto di una ricerca casuale, il racconto, per così dire, si condensa.

L’ispirazione artistica trova tutta la sua ragion d’essere, che è il senso di avventura e di tragico di “quell’auto sommersa”.

Questo concetto ancora generico viene infine concentrato in una visione del sub:

“la ragazza qualche attimo prima dell’incidente doveva averlo levato dalla borsetta per usarlo, l’uomo che le era a fianco e che guidava, l’aveva baciata molto, prima, quando si erano fermati…”

È opportuno motivare questo romanticismo:

“Era un ragazzo sensibile e immaginoso, ogni volta che avesse visto una donna dipingersi le labbra avrebbe immaginato quella sommersa ancora nel gesto di darsi il rossetto.”

Dalle voci (autentiche?) di un’auto affondata, l’ispirazione di Scerbanenco ricava la storia di un’immersione che culmina nel recupero di una reliquia, dalla quale si sprigiona la fantasticheria di un idillio e di una donna destinata a rimanere sconosciuta.

Il rossetto, pertanto, diverrà il simbolo di questa femminilità annientata dalla tragedia.

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